Galleria del Beaumont

Galleria del Beaumont




Gli elmi raffigurati qui sopra sono denominati elmi grotteschi. Questi elmi, oltre che essere utilizzati in battaglia per aver una maggiore copertura su tutto il volto, venivano spesso utilizzati per spaventare e minacciare l’avversario durante il combattimento. Nascono nel Rinascimento, forgiati dai migliori armaioli europei del tempo soprattutto in Germania.

L’elmo qui accanto è l’elmo progettato e forgiato dall’artigiano Giovan Paolo Negroli. Quest’elmo venne progettato a Milano e venne indossato, oltre che dai sovrani di casa Savoia, persino dai sovrani Francesi e Spagnoli.
Parlando di dettagli tecnici, notiamo come quest’elmo raffiguri un volto umano modificato nella maniera più bizzarra possibile: un delfino sopra la testa, corna, baffi, nasone, dentoni ed un fauno. Chiaramente l’elmo di Negroli non veniva usato mai in battaglia dai soldati, un elmo così pregiato e dettagliato di certo non proteggeva più di un semplice elmo utilizzato dai soldati in guerra.
L’armatura dei soli è un’armatura appartenuta ai Savoia decorata con dei piccoli soli d’orati su fondo scuro. Viene presentata nell’armeria reale con le mani poste sulla spada.


Le armi da fuoco hanno da sempre suscitato un profondo interesse per la loro maestosità, la loro storia e la loro importanza nel corso dei secoli. In questa panoramica, esploreremo tre straordinarie armi da fuoco, ciascuna con la sua unica e affascinante storia.
Queste armi, l’Archibugio di Monaco, l’Archibugio di Vittorio Emanuele II e l’Archibugio Ottomano, incarnano non solo la funzionalità e la letalità delle armi da fuoco, ma anche l’arte, la ricchezza culturale e l’importanza storica che circondano ciascuna di esse. Attraverso la loro magnifica lavorazione, i dettagli ornamentali e le connessioni con figure di spicco, queste armi ci offrono un’opportunità unica di esplorare le diverse sfaccettature dell’arte dell’armamentario e di immergerci nella storia dietro di esse.
Le armi:
Archibugio di Monaco
Moschetto da caccia a doppio fuoco, con canna a cinque ordini, alternamente tondi scolpiti a basso rilievo e quadri scanalati con cornice alla culatta, traguardo a forma di drago e gioia di bocca uscente dalle fauci di un drago che in fronte porta il mirino. Piastra a miccia e a ruota. Cassa in legno scuro intarsiata in avorio con scene mitologiche, in argento e madreperla per le volute e in oro per gli ornati e le grottesche.





Archibugio di Vittorio Emanuele II
Possiamo osservare una collezione di armi, tra cui una serie di fucili e pistole da caccia di grande valore. Questi pezzi rappresentano una parte importante della passione venatoria di Vittorio Emanuele, noto come il “Re Cacciatore.” La sua collezione comprendeva circa 50 fucili, molti dei quali erano doppiette realizzate da abili armaioli, tra cui Giovanni Mussone e, soprattutto, il suo successore Filippo Panataro, che è stato il suo armaiolo personale dal 1858 al 1873.
Uno dei fucili menzionati è un esemplare a percussione con quattro colpi e canne prodotte in Belgio. Questo fucile rappresenta uno degli ultimi esempi di armi ad avancarica di alta qualità, realizzato in un’epoca in cui si stavano diffondendo le armi a retrocarica con munizioni a bossolo metallico.
L’immagine mostra anche una coppia di fucili a due canne sovrapposte realizzati da Karl Pirko, un rinomato armaiolo viennese noto per la produzione di armi da caccia di alta qualità per l’aristocrazia dell’Impero austriaco nella metà del XIX secolo. In sintesi, l’immagine offre una visione affascinante di una parte importante della collezione di Vittorio Emanuele, legata alla sua passione per la caccia e le armi da fuoco.



Archibugio ottomano
La figura in questione raffigura un antico archibugio, un’arma da fuoco con una canna decorata con righe in rilievo e una parte anteriore ornata con foglia d’argento incisa. La cassa dell’arma è realizzata in legno e rivestita d’avorio, con dettagli in ottone dorato, madreperla e gemme di vetro colorate. Questo archibugio sembra risalire alla metà del XVIII secolo.
Nell’immagine, possiamo notare che armi simili erano regalate da figure importanti a dignitari stranieri, come Carlo III di Spagna, e alcune di queste armi sono conservate in altri musei europei. Inoltre, l’arma in questione dispone di una tavola sopra lo scodellino per la pietra focaia, con segni verticali, probabilmente a causa della scarsa qualità della polvere da sparo.
La piastra dell’arma sembra essere di produzione orientale e richiama uno stile noto come “alla morlacca,” con incisioni dorate e martellate in oro. In breve, l’immagine mostra un archibugio storico con dettagli e decorazioni affascinanti.
